If I die tomorrow

“The Spirit Carries On” – Dream Theater

Where did we come from?
Why are we here?
Where do we go when we die?
What lies beyond
And what lay before?
Is anything certain in life?

They say “Life is too short”
“The here and the now”
And “You’re only given one shot”
But could there be more
Have I lived before
Or could this be all that we’ve got?

If I die tomorrow
I’d be alright
Because I believe
That after we’re gone
The spirit carries on

I used to be frightened of dying
I used to think death was the end
But that was before
I’m not scared anymore
I know that my soul will transcend

I may never find all the answers
I may never understand why
I may never prove
What I know to be true
But I know that I still have to try

If I die tomorrow
I’d be alright
Because I believe
That after we’re gone
The spirit carries on

“Move on, be brave
Don’t weep at my grave
Because I’m no longer here
But please never let
Your memories of me disappear”

Safe in the light that surrounds me
Free of the fear and the pain
My questioning mind
Has help me to find
The meaning in my life again
Victoria’s real
I finally feel
At peace with the girl in my dreams
And now that I’m here
It’s perfectly clear
I found out what all of this means

If I die tomorrow
I’d be alright
Because I believe
That after we’re gone
The spirit carries on

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If I die tomorrow

Dicotomia del cazzo

Il tempo passa, la voglia di scrivere c’è ma non c’è il tempo.

Il tempo, non basta mai questo bastardo, le giornate sembrano sempre più corte, c’è bisogno di fare tante cose: ristrutturare la casa, tinteggiare, verniciare le ringhiere, gli infissi, le pulizie di primavera, le pulizie d’autunno, il nuovo lavoro, la ricerca di un secondo lavoro, perché si sa, i soldi, quelli non bastano mai.

Arrivi alla fine del mese e il conto online ti dice che hai si e no venti euro. E allora pensi alla scatola in più di sigari che hai comprato, cazzo potevi risparmiarli quei soldi, visto che dicono che fumare fa malissimo, tanto male che ormai è vietato fumare perfino all’aperto. “Perché ci sono i bambini”, dicono. Certo, peccato che quando eravamo bambini noi fumavano anche negli ospedali, vivevamo in una cappa di fumo continua. Come sono fortunate le nuove generazioni, loro si che hanno una salute tutelata dalle leggi dello stato Italiano, lo stesso stato che sta smantellando un po’ per volta la sanità pubblica.

Ma non temete, i vaccini saranno gratuiti, quelli ve li passa lo stato, che vuol dire che ve li passate voi con le vostre tasse, visto che lo stato continua a tassare a livelli folli e a non scucire un centesimo. Vabbè, ma i vaccini so importanti, mica la tutela della salute di chi deve farseli sti cazzo di vaccini. “Ma allora sei antivax”, mi dirai, “Si e mammeta è na zoccola”, che cazzo c’entra il tifo da stadio coi vaccini?
Vaccinista o antivaccinista, di destra o di sinistra, eurista o complottista, queste sono le dicotomie del cazzo di sta società di cerebrolesi. Ce ne fosse uno, uno che dice: “Si ok, i vaccini sono importanti, ma perché non posso leggere un cazzo di bugiardino dove sono riportate le controindicazioni?”, oppure: “Perché cazzo non si pensa a un protocollo, un cazzo di percorso diagnostico per capire chi può fare determinati vaccini e chi ne può fare altri? E magari fare un piano di vaccini personalizzato che non causi problemi alla salute?”. C’è gente che muore sia facendosi iniettare i vaccini che non facendoli, no? Allora perché cazzo non si cerca un metodo per evitare che i bimbi muoiano per un cazzo di vaccino?

Ma fa caldo, poi arriva il freddo, e i poveri stronzi come me devono sopportare i vicini sudamericani che quando arriva il caldo diventano più calienti del solito e stanno fino all’alba a scassare il cazzo con la loro musica dimmerda, e quando arriva il freddo si rintanano in casa e scassano il cazzo anche peggio.
Ma no, ma cosa dici, poverini, guai a toccare gli immigrati, sei razzista. Se poi nella frase sopra, tolgo sudamericani, automaticamente tutti mi dicono: “denunciali, fagli i dispetti, accendi anche tu lo stereo a notte fonda” e altre amenità di questo tipo.
Ma mannaggia chivastramuorto è mai possibile che questi se ne cazzofottono anche se la polizia gli dice di smettere. È mai possibile che la polizia non può fare un cazzo? Che stanno la senza pagare l’affitto, cacano il cazzo a tutte le ore, non salutano nessuno nel condominio, buttano immondizia dal balcone e nessuno li può cacciare a calci nel culo? Vi sembra un cazzo di paese normale questo?
Ma quando c’è la dicotomia, tutto finisce a taralluzzi e vino, tutto in caciara: “RAZZISTA”, “POPULISTA”, oppure: “COMUNISTA”, “IMMIGRAZIONISTA”, e intanto chi vuole venire in Italia a delinquere e a fare il porco cazzo di schifo di comodo suo è benvenuto e impunito.
Ma non vi vergognate un pochino di quanto siete mentecatti?

Ma tanto ci saranno le elezioni a settembre, vedrai… Certo, da qualche altro pianeta vorrei vedere il solito teatrino di gente che se ne frega il cazzo della politica diventare tempo zero politologi, esperti di economia, e snocciolare dati sul pil, sulla disoccupazione e ripetere le coglionate che sente di stramacchio nei tolk sciò dimmerda, pollai in cui si sentono scorreggie spacciate per idee e si vedono scimmie ammaestrate lanciarsi i loro escrementi per fare audience.

Ma ci sta il terrorismo, quello si fa paura eh? Te ne vai a vedere il tuo cazzo di concertino, ti fai la tua seratina al pub, e un figlio di puttana integralista di stocazzo ti viene a dare una coltellata e ti lascia ad agonizzare nel tuo sangue, a te che non te ne frega un cazzo di politica, non te ne frega un cazzo di religione, ma vuoi solo bere la tua birra artigianale dimmerda, pagata cifre assurde. O a te che ti riempi la bocca di parole come “Integrazione” e “Tolleranza”, che coltivi la tua barbetta da intellettuale e ti indigni con Salvini.
Ma il parrucchino dice che dobbiamo andare in giro con le pistole… Mezzanotte di fuoco in città, l’integralista cattivo da un lato, il fascista dall’altro, allo scoccare del dodicesimo rintocco si fa fuoco, ne sopravviverà soltanto uno.
Eh, beh bè bé o come cazzo si scrive (di sicuro non bhe), armiamoci tutti così al prossimo attentato ci attaccheranno coi bazooka, sai che bello, “Dove vai stasera?”, “Vado in centro, c’è una sparatoria, dice che forse i terroristi sta volta hanno un carro armato”, “Stai attento a non sudare, mi raccomando!”.

Dici: “Ma da che parte stai? Sei di destra o di sinistra?”, sono del partito antidicotomico, il manifesto del partito prevede un unico obbiettivo: eliminare le dicotomie del cazzo.

Eh si, perché a noi occidentali è la dicotomia che ci fotte. Guarda i terroristi, l’unica dicotomia che hanno è: o sei musulmano o sei morto. È per questo che hanno già vinto, hanno una cosa che noi occidentali, ma soprattutto noi italiani, che siamo il loro portone verso l’occidente, abbiamo perso: l’identità.
Loro hanno un’idea, forte, e combattono per quella idea, uniti, tutti insieme. Noi no, noi ci dividiamo in categorie dicotomiche, e se fai parte di una categoria allora, a cascata, fai parte anche delle altre associate. Sei euroscettico? Allora sei: fascista, leghista, salvini, razzista, sovranista, complottista, novax, rettiliani, area 51, scikimiki, contro le droghe leggere. Dici: “ma io non credo ai rettiliani”, allora sei sicuramente uno pagato dai servizi segreti americani per diffondere falsità, inoltre voti Renzi, sei vaccinista, a favore delle droghe leggere, eurista e piddino.
“Ma io non ho mai votato Renzi”, allora lo vedi che sei complottista? Sei pure analfabeta funzionale perché lo scinziato der webbe dice che noi handiamo a votare per il parlamento e per il senato, mica per il governo.

Ma tanto adesso arriva l’estate, dove andranno in vacanza gli italiani? Estero o Italia? Mare o montagna? Io me ne sto a casa, che non ci ho soldi, e mannaggia kivastramuorto.

 

Dicotomia del cazzo

Assicurazioni di merda

Se fai incidente in questa nazione di merda di inculamorti e hai ragione, la macchina te l’aggiusti lo stesso da solo perché l’assicurazione dimmerda ripaga il solo valore della macchina. Quindi uno ha una macchina che funziona, che tiene come un cazzo di gioiellino, un mongospastico fecaloma storpio al cervello di sto cazzo lo tampona a tutta velocità e, invece di dire: “beh il poveretto li ha ragione, è stato tamponato, sistemiamogli la macchina”, NO loro cosa dicono: “eh ma il valore di mercato della sua macchina è inferiore al danno per ripararla, quindi le rimborsiamo il valore della vettura, che guarda caso non mi consente di comprare neanche un copricazzo in lattice”.

Bene fottute merde di stocazzo che approvate queste leggi dimmerda che favoriscono queste merde putrefatte peggio di voi, bene. Grazie.

Vi auguro di morire in un incidente stradale che vi lasci mezzi storpi anche nel corpo, visto che il vostro cervello è gia storpio e mongoloide, e vi auguro decine di anni di atroci sofferenze per cui la morte deve essere un sollievo e una liberazione.

E auguro a tutti coloro che ci guadagnano da questo schifo delle assicurazioni di spendere quei soldi in medicine per le malattie più brutte al mondo.

Grazie merde. Quando ci farete il favore di crepare e marcire tra i vermi, vi sarò ancora più grato!

Assicurazioni di merda

Fotti il Colosseo

Il bello di questo blog è che non se l’incula nessuno. Le uniche visualizzazioni sono quelle mie, teoricamente potrei mettere qui i piani di conquista del mondo o il segreto della vita eterna e non se ne accorgerebbe nessuno.

Visto che la situazione è questa posso beatamente fottermene del bon-ton e scrivere quel cazzo che mi pare, come stracazzo mi pare.

Dopo i deliri imbecillofascisti dei difensori del piddiotismo pù estremo, circa mie esternazioni sulla politica da cassonetto sulla cloaca twitter, per quelli che ne sanno qualcosa: non mi hanno ancora arrestato, forse perché la polizia ha di meglio da fare che arrestare un povero deficente come me, che twitta link a video in cui si vede un politico ucraino che viene gettato nel cassonetto. Non erano minacce a nessuno, era semplicemente per dire che la malapolitica finisce con la gente che si incazza. Tutto qua.

Ma veniamo alla cronaca di questi giorni e alla pura demenza fascista del nostro governo nel risolvere i problemi.

Fatto:
a causa di un’assemblea sindacale delle Rsu indetta dalle 8 alle 11, il colosseo e i principali musei romani potrebbero restare chiusi. Nell’incontro, spiega il sindacato, si parlerà della “gravissima situazione dei dipendenti della Soprintendenza archeologica dovuta “al mancato pagamento delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie e la mancata apertura di una trattativa per il rinnovo del contratto”.

Chiaro no? mancato pagamento delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie. Tradotto per i diversamente lavoratori:

La gente fa gli straordinari e non viene pagata.

In un mondo normale la risposta che uno si aspetterebbe dal governo di sinistra sarebbe:
“E’ una vergogna che, in un paese civile, dei dipendenti pubblici che lavorano in posti chiave per il nostro turismo non ricevano tutti i compensi che gli spettano, provvederemo immediatamente a sanare la situazione.”

Nella sinistra venduta al capitale, nella nostra bella nazione, il governo, rappresentato dai signori Matteo Renzi e Dario Franceschini, risponde:

Matteo Renzi: “Cambierà, eccome se cambierà. Abbiamo approvato un decreto legge che inserisce i musei nei servizi pubblici essenziali. Certe scene non potranno più accadere. Certo, alcuni sindacalisti pensano ancora di poter prendere in ostaggio la cultura e la bellezza dell’ Italia. Non hanno capito che la musica è cambiata. Non gliela daremo vinta, mai. E il dl lo dimostra in modo inequivocabile”.

Della serie: PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO, voi scellerati lavoratori che ancora vi attaccate al pagamento dello straordinario!

L’altro campione, Dario Franceschini, sembra partire meglio:
“Proprio nel momento in cui la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell’azione di governo,
proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi,
proprio mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l’attenzione del mondo sull’Italia, proprio mentre io sono come ministro impegnato nelle discussioni preparatorie per la legge di stabilità a cercare di portare più risorse per la cultura e per il personale del ministero,

[ndr. Beh dai adesso esprimerà il suo sdegno per la situazione dei lavoratori, invece no..]

una nuova assemblea sindacale, questa volta al Colosseo, ha fatto restare i turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo. Un danno enorme per l’Italia”

Sti cattivoni che se ne escono co ste assemblee sindacali, bisogna assolutamente farli lavorare sti pelandroni.

Vediamo cosa ne pensa il sindaco Ignazio Marino:

“Il Colosseo è l’immagine di Roma e in parte anche dell’Italia nel mondo. Il singolo monumento più visitato del nostro Paese. C’è stato un danno di immagine planetario. Migliaia di persone che arrivano anche da molto lontano, organizzano un viaggio per visitare Roma e il Colosseo e hanno un solo giorno per vedere il monumento. Il diritto allo sciopero deve essere garantito ma anche il diritto di un turista di poter visitare uno dei capolavori più grandi del Paese”

Non una parola sulla situazione dei lavoratori, il sindaco parla di diritto di sciopero, come se quei lavoratori scioperassero perché non ci hanno ‘ncazzo da fa.

Detto fatto: con decreto regio si annuncia che da oggi il servizio ai musei è equiparato ai pubblici essenziali. LAVORATORIIII…

Fotti il Colosseo

La laurea prêt-à-porter

Sono sempre stato affezionato a Il fatto quotidiano. Quando nacque, nella palude dell’informazione italiana a senso unico, mi sembrava una bella ventata d’aria fresca, nuovi volti che esprimevano i loro punti di vista, uno spazio nuovo, libero.

Poi Travaglio mi ha cominciato a stancare con la retorica stantìa giustizialista antiberlusconiana, Scacciavillani che difendeva l’indifendibile moneta unica, articoli come questo e le ultime sparate di Stefano Feltri sull’università, hanno cominciato a procurarmi fastidio nel leggerlo, per cui ho deciso semplicemente di non farlo più. Mi capita di andarci su quando il prof. Bagnai pubblica uno dei suoi ineccepibili articoli.
Se non sono ancora arrivato ad una soluzione come quella proposta da Duccio, è proprio grazie a personaggi come Alberto Bagnai, Alessandro Greco e i vari blogger che fanno informazione indipendente, come orizzonte48, scenari economici, ecc.

Sulle ultime di Stefano Feltri sull’università, ovvero questa e questa, però mi permetto di esprimere la mia, come sempre, mediocre opinione.

Non entro nel merito delle valutazioni, fatte dal team di economisti, circa il valore economico di un titolo di studi. E’ un’analisi come tante altre, che prende come riferimento un contesto economico, quello italiano, e traccia uno sconfortante disegno della tristissima situazione del lavoro in Italia. Definisce dei parametri, più o meno condivisibili, e, in base a questi parametri valuta la spendibilità del titolo di laurea. Tutto qua, e non c’è niente di male.

Quello che però mi provoca il prurito è il modo in cui questi dati sono presentati, e l’assunto di base che sembra sottendere il discorso del signor Feltri: “le lauree umanistiche non servono, fatevene una ragione”, mettendo sullo stesso piano, tra l’altro la laurea in scienze della comunicazione con la laurea in filosofia.
Premetto che sono un ingengiiiieeeere (come direbbe il prof. Bagnai), quindi valgo 50, secondo l’analisi, sono un mediocre operaio specializzato, e così sia.
Quando sento fare questi discorsi, a proposito della laurea umanistica, mi viene sempre in mente, come esempio, il caso di tale Karl Heinz Wimmer, vice presidente della divisione consulenza di Red Hat. Come si può vedere dal suo profilo linkedin, il signore in questione è un laureato in psicologia e filosofia alla Ludwig Maximilians di Monaco. Ebbene si, un laureato in filosofia che lavora come vice presidente in una multinazionale del software.
Non sono un fan della Germania né tanto meno un esterofilo, ma ogni volta che si parla di università in Italia, finisco con il costatare quanto basso sia il livello di cultura delle nostre aziende e di chi si occupa di selezione del personale.
In questa nazione vale la regola per la quale se vuoi lavorare devi essere un tecnico. Fa niente se un laureato in materie umanistiche dovrebbe essere in grado di pensare meglio e vedere le cose da una prospettiva diversa. In Italia si lavora solo se sei laureato in economia e commercio o in legge. Se sei un ingegnere finisci a fare l’operaio specializzato e se sei medico diventi ricco.
Peccato che la facoltà di medicina è a numero chiuso e non tutti i laureati in economia o legge finiscono per diventare ricchi avvocati o commercialisti. Basta fare una rapida ricerca su internet e ci si imbatte in articoli come questi.
Forse il signor Feltri ci delizierà con un articolo in cui ci risponderà a questa semplice domanda: una volta che i giovani d’Italia saranno tutti medici/commercialisti/avvocati chi si occuperà di tutto il resto?

Sinceramente dal vicedirettore del fatto quotidiano mi aspettavo meno mediocrità ed è per questo che il fatto quotidiano non avrà mai più i miei click, figuriamoci i miei soldi. Se ne faranno una ragione, ovvio, sicuramente gliene frega meno di niente, ma spero che come me tanti altri facciano lo stesso.

La laurea prêt-à-porter

Eicciarr o accaerre

Mi capita spesso di avere a che fare, direttamente o indirettamente con i cosiddetti hr.
Da non confondere con i pr, che sono gli omini che ci aiutano a entrare nelle discoteche uips, questi hr, eicciar come dicono gli anglofoni, sono, non sempre, ma molto spesso, dei veri fenomeni da baraccone, tanto da poter scrivere interi libri di barzellette sulle loro prodezze. Barzellette che però non fanno ridere, tipo quelle della settimana enigmistica.

Premettiamo che il loro mestiere consiste, in genere, nella gestione del personale (human resource, risorse umane, mo la gente che lavora si chiama “risorsa umana”), dalla selezione a… non ho mai capito cosa. Facciamo un esempio di una delle prodezze di un esemplare femmina di questi personaggi.
Una mia amica, laureata in filosofia, e, quindi, per definizione disoccupata, alla perenne ricerca di lavoro e sfigata/bambocciona, mi raccontava di uno dei tanti colloqui.
La chiamano per un corso di formazione per lavorare come telefonista (mi piace sto termine, fa molto vinteigg, in pratica addetta al call center) per una nota azienda aggiustaparabrezza.
Arriva una tipa tutta preparata, tacco 9, tailleur, tutto molto profescional. Fa la sua bella presentazione della sua azienda, il solito frullato di: proattività, competenza, revenues, ecc.
Come al solito le domande di routine. Quelle domande inutili che tutti conosciamo, di cui tutti conosciamo le risposte, perché basta una ricerca su google, ma che questi fenomeni continuano, inevitabilmente, a fare, convinti del loro ruolo e dell’utilità di quelle domande. Perché al corso gli hanno imbarato che quelle sono le domande che ti fanno capire la personalità del candidato. Spesso mi stupisco che queste domande vengano ancora poste, ma poi guardo l’espressione vitellica della tizia (spesso sono donne, mai capito perché) che me le pone e va bene così.
Quelle domande tipo:
– Quali sono i suoi principali pregi e i suoi principali difetti?
Domanda alla quale mi piacerebbe rispondere:
– Sa, sono troppo bello, irresistibbile, le donne si infradiciano la fica quando mi fissano, talmente bello che una volta il David di Michelangelo é sceso dal piedistallo, si è inchinato di fronte a me e mi ha esortato a prendere il suo posto: “Prego messere, cotanta beltade lo mio stallo merita immantinente, possan le genti ammirare cotesta eccellenza”.
E purtroppo questo grande pregio, nasconde un difetto, un lato oscuro, the dark side of the bright moon, la mia modestia. Ebbene sì, il mio più grande difetto è la modestia. Me lo dicono tutti: “Sei troppo modesto”, ma è un difetto che devo tenere, altrimenti l’invidia di chi mi vede così bello, così intelligente e brillante sarebbe troppa. Con la modestia riesco a smorzare l’invidia, uno dice: “Provo invidia per lui, ma è così modesto… se lo merita proprio di essere così meravigliosamente meraviglievole”.

Ma poi finisco sempre con il rispondere con le solite frasi fatte, leggiucchiate su internet.

Dopo le solite domande, la tizia superfiga comincia a guardare il curriculum della mia amica. Su e giù, giù e su…
– Qui vedo che lei ha fatto molti lavori diversi… Lavorato in agenzia immobiliare, poi babysitter, poi call center, poi bidella… Le faccio una domanda: ma qual è la sua specializzazione… Nel senso… Qual è la sua aspirazione in termini di carriera. Glielo chiedo perché qui vedo molti lavori, ma non c’è una direzione, una specializzazione, una carriera delineata.

E ti rispondo io stupida capra idiota vacca stronza, col tuo bel lavoro inutile del cazzo, perfetto bullone per questa società di schiavi senza cervello.
Come straporco cazzo fai a delineare una fottuta carriera del cazzo se in questa nazione dimmerda laureato in filosofia corrisponde a morto di fame inutile sfigato?
In altre parti del mondo un laureato in filosofia può anche diventare direttore generale. Lo sai sì, stupida demente senza cervello, che se avessi aperto qualche cazzo di libro in vita tua, oltre al manualetto del bravo eicciarr, dovresti capire che, ad una persona nella sua vita si è prestata a fare qualsiasi lavoro, senza disdegnare di pulire i cessi delle scuole, dovresti solo baciarle i piedi? Invece tu, nella tua ignoranza, mediocrità e presunzione ti permetti pure il lusso di criticare le scelte, come se quella persona avesse avuto la possibilità di fare il master in eicciar che il tuo paparino ti ha pagato, come se quella persona avesse avuto la possibilità di scegliere.
Io sono un mediocre, sono cosciente di esserlo, non mi spaccio per eccellente e non racconto, né a me né agli altri, di essere bravo e meritevole perché faccio il bullone della perfetta società degli schiavetti del cazzo. Sono anche io un bullone, devo campare anche io, ma la sera quando torno a casa mi faccio la doccia e lavo via la lordura, tu invece, schifosa maiala, ci sguazzi nella lordura, ti vanti del tuo bel ruolo e ti permetti anche di giudicare chi è diverso da te.
Ovviamente la mia amica non gli ha risposto così, anche se sarebbe stato meraviglioso, ma il posto non l’ha ugualmente ottenuto. Scartata per un ruolo di risponditrice telefonica (che tra l’altro appariva largamente nel suo cv), perché non ha una carriera ben delineata, una specializzazione.
Ora gli addetti al call center li vogliono pure co la specializzazione. Famo i corsi universitari per addetti al call center. La buona scuola prevederà anche quello.

Eicciarr o accaerre

La caldazza è colpa dell’euro

Ed eccolo che torna, il caldodimmerda, un altro svantaggio di vivere in una delle cloache zozze luride che chiamiamo “grandi città”. Il caldo asfissiante, putrido e puzzolente di quest’aria inquinata e mortifera.
Aria condizionata… Sarebbe impossibile vivere senza. E pensare che da ragazzo in questo periodo me ne andavo al mare. Non sapevo neanche cosa fosse l’aria condizionata. Nel mio paesello pugliese con la sua aria pulita, con i suoi n-mila abitanti sarei stato felicissimo di condurre la mia mediocre vita del cazzo.
Invece no.
Nel mio bel paesello non c’é un cazzo da fare, non c’é lavoro, in inverno non ci resta nessuno se non durante le ferie natalizie e, siccome non mi va di fare il bamboccione e di sentirmi dire dal porco onorevole di turno che sono uno sfigato, mi tocca vivere nella bellissima (ma inquinata, caotica, piena di stronzi) Milano. Purtroppo ho un difetto (in realtà molti di piú di uno): mi piace il lavoro che faccio e, a quanto pare, nel nostro amato sud Italia non c’é grande necessità di sviluppatori software.
Leggevo che il sud Italia é a rischio sottisviluppo permanente, ma quando c’é stato vero sviluppo nel meridione? Non sono un anziano, ma da quel che ricordo, della questione meridionale se ne discute da decenni.
Quando c’era un Stato degno di questo nome al sud si faceva il concorso, se studiavi o conoscevi qualcuno diventavi impiegato comunale/provinciale/regionale, se eri bravo (o conoscevi gente potente, uno schifo le raccomandazioni, concordo) diventavi dirigente, per chi non riusciva col pubblico qualche azienda privata c’era, i privati vendevano roba agli stipendiati dello stato.
Non ho mai navigato nell’oro, con un padre impiegato in fabbrica, ma giravano i soldi, potevi aprire il tuo negozio e vendere la roba che il nord produceva con la forza lavoro (a costo relativamente basso) del meridione che non riusciva a collocarsi a casa propria (non si poteva mettere tutti sul libro paga dello stato) e vendeva i suoi prodotti al sud, dove i “fannulloni” pubblici sperperavano i loro stipendi sostenendo la domanda interna. Il sistema reggeva, i mediocri del cazzo come me se ne stavano nel loro mafiosocorrottofannullone sud, conducevano le loro insignificanti, ma dignitose, esistenze e quelli che al sud ci stavano stretti avevano l’opportunità di un nord che offriva piena occupazione e possibilità di crescita.
Della serie: “Il sud con la sua lentezza ti fa venire l’orticaria? Ti senti sprecato in questa landa dimenticata da Dio? Vieni a Milano, incredibili opportunità di dimostrare chi sei ti aspettano, vieni subito in questa umida terra piena di possibilità e partecipa anche tu allo sviluppo della tua gloriosa nazione”.
Poi é iniziata la deindustrializzazione, ricordo quando avevo undici anni, nel ’92, ero con mio padre in macchina, parlavamo delle solite cose, poi mio padre mi diede 5’000 lire, una banconota verdognola con il testone di Bellini stampato su. Io, ingenuamente, dissi che ci avrei comprato un pò di petardi, visto che Capodanno era alle porte. Mio padre, serioso, mi disse di non sperperare soldi, perché sarebbero artivati tempi duri: l’azienda, ma non solo, era in crisi e che probabilmente avrebbe perso il lavoro.
Crisi… una parola che sento dire da quando avevo undici anni. “C’è crisi”, “Il governo è in crisi”, “le aziende sono in crisi”, tutto in crisi. E nel mentre dei maiali putrefatti nell’animo decidevano come spartirsi l’immenso patrimonio pubblico italiano, sul panfilo Britannia. Maiali i cui nomi sono arcinoti decidevano di privatizzare quello e questo, di svendere quell’altro, di licenziare un tot di dipendenti pubblici qui, un altro tot li. Una nuova classe politica sostituiva la vecchia, promettendo onestà, prosperità e chiù pilu pe tutti. Non ho memoria di cosa accadde in quegli anni, so solo che quelli della mia generazione sono stati fottuti.
Poi mio padre il lavoro non lo perse, almeno, non subito. L’azienda durò altri 5 anni, e nel ’97 chiuse i battenti liquidando tutto. Avevano spostato la produzione in Romania, li il lavoro costava meno, i nostri chiuppilupettutti avevano bloccato il cambio, stare in Italia non conveniva più, non ancora si riuscivano ad abbassare gli stipendi, come hanno imparato a fare oggi. Forse i sindacati contavano qualcosina in più, o semplicemente nella lotta a proteggere i diritti dei lavoratori, non avevano ancora perso quanto hanno perso fino ad oggi. Perché penso sia ormai scontato il fatto che se non puoi essere competitivo con la moneta lo sei con gli stipendi no?
A processo di deindustrializzazione avviato e relativo ingresso nell’infame unione monetaria, dopo gli anni dell’ubriacatura generale, in cui i prezzi aumentavano, ma gli stipendi no (a me fregava poco perché ero ancora studente universitario, mi giravano solo i coglioni che non potevo più sbronzarmi al pub perché era raddoppiato il prezzo della birra) siamo arrivati ai giorni nostri, in cui il sud sta morendo, anno dopo anno, e il nord pure, con buona pace di chi accusava il sud pigro e dormiglione di sprecare le risorse del nord. Quando al sud non resterà più nessuno a chi cazzo li venderete i vostri prodotti di merda, ai cinesi?
E quindi arriviamo ai giorni nostri, io fottuto dalla classe politica della generazione di mio padre, per trovare lavoro devo vivere in una città che per quanto bella, non mi offre neanche un decimo delle opportunità che avevano i miei genitori. Come dire: vivi alle stesse condizioni economiche in cui saresti stato 30 anni fa al sud, ma con la differenza che non vivi al sud, ma muori di caldo a Milano in estate, e di muffa in inverno. Ebbene si, signori, è colpa dell’euro se per me fa troppo caldo.
Qualcuno direbbe: “Beh, se non ti va di stare a Milano, vattene all’estero”. Partiamo dal presupposto che all’estero non usano il bidet. Il che per fare una vacanza di 15 giorni va più che bene, ma viverci credo mi farebbe diventare pazzo, ma poi, credete davvero che all’estero stiano ad aspettarci a braccia aperte? I mediocri del cazzo come me non li vogliono, almeno non le aziende disposte a pagare uno stipendio che consenta una vita dignitosa, andare all’estero per fare una vita peggiore di quella che svolgo qui avrebbe senso? Oggi le aziende cercano gente eccellente da pagare il meno possibile. Ed il bello è che, almeno nel mio settore, gli eccellenti che accettano condizioni economiche che farebbero venire la ridarella isterica al funerale di un proprio genitore, sono tanti.
Ma questo è un altro argomento, quello dei programmatori che amano farsi sfruttare, che affronterò in un altro post.

Qualcun altro direbbe: “beh, ti lamenti, almeno tu un lavoro ce l’hai”. Preferisco dedicare anche a questo un post a parte.

Sono un lamentone? Si, vengo dal sud, quindi stando alla logica Renziana sono propenso al piagnisteo. E visto che le cose stanno così mi lamento. Non sono un guerriero, non sono un rivoluzionario, né tanto meno un cazzo di eroe. Sono una merdina che vuole fare tranquillo la sua vita da merdina ed essere dimenticato dalla storia. Cosa c’è di male?
Ho fatto l’università, ero uno studente mediocre, oggi sono un lavoratore onesto, ma mediocre, e voglio una vita da mediocre. Non ho mai desiderato né ricchezze, né panfili, né ville Berlusconiche. Un appartamentino nel mio paesello, un lavoro onesto che svolgerei in maniera impeccabile e basta.
Invece no: Milano, caldo, puzza di piscio, muto e schiacciato.

Mi stanno fottendo, permettetemi almeno di lamentarmi e di augurargli una morte lenta e dolorosa.

La caldazza è colpa dell’euro